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Entriamo, con l'immaginazione, nella  nostra chiesa parrocchiale, intitolata alla  Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, e  mettiamoci in fondo alla navata centrale con il viso  rivolto all'altare maggiore.

Qui, avvolti dal silenzio sacro, possiamo  osservare che l'edificio è diviso in tre  parti, tramite due colonnati.

I tre corridoi terminano in tre altari: a  destra quello intitolato a S. Giuseppe, a  sinistra quello dedicato al Sacro Cuore e  al centro l'altare maggiore.

Le origini di questa chiesa si perdono nei secoli: la prima notizia, che ci attesta la sua presenza risale al 1525, quando un documento ci dice che "Il sacerdote era qualificato come rettore".

La forma attuale non corrisponde a quella originale, alcuni cambiamenti ci sono tramandati dai documenti, altri sono ben visibili nella sua struttura.

Lungo le pareti laterali, degne di nota, sono le tele, raffiguranti la VIA CRUCIS, commissionate nel 1804 da Battista Erra, priore della Confraternita del SS. Sacramento e del SS. Rosario, a Gaetano Orlandi, allievo del noto pittore vogherese Paolo Borroni (1749-1819).

Percorriamo ora la navata centrale sino all'altare maggiore e volgiamo lo sguardo a sinistra: da qui possiamo ammirare la tela che raffigura Maria Assunta portata in cielo da cinque putti.

Giusy Guaia, una nostra parrocchiana, ha concluso i suoi studi con un lavoro volto a dimostrare che il nostro quadro è della Scuola dei Procaccini, pittori bolognesi migrati a Milano alla fine del Cinquecento, i loro quadri sono esposti nei maggiori musei mondiali, tra cui gli Uffizi di Firenze, il Louvre di Parigi e il Metropolitan di New York.

L'opera, che interessa grandi studiosi dell'Università di Pavia e non solo, è una testimonianza importantissima del Seicento Lombardo perché unica nel suo genere: infatti non esiste, fino ad ora, un'altra interpretazione simile del tema dell'Assunta.

Inoltre la sua importanza è accresciuta dall'elevato stile che la contraddistingue.

La tela è stata donata da don Giovanni Lauzi de Rho, figura poliedrica dell'Ottocento, il quale ha ricoperto molte cariche importanti, tra cui Consultore per la sezione di pittura e scultura della Commissione consultiva di belle arti per la provincia di Pavia e Senatore del Regno. A lui è dedicata una via del paese.

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IL QUADRO

Il soggetto rappresenta il momento che segue la morte della Vergine.

Maria Assunta è metafora della chiesa cattolica in quanto madre di Cristo e, come tale, deve essere presa ad esempio in tutte le sue virtù dalla comunità dei credenti. L'Assunzione di Maria è un dogma definito solennemente da Pio XII il 1° Novembre del 1950 con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus che ne spiega il significato teologico e vitale.

Non esistono testimonianze esplicite sull'argomento, ma solo interpretazioni di teologi e Padri della chiesa in alcuni passi delle Sacre Scritture.

Le parole di S. Efrem rappresentano una traccia di tale tema: tra la fine del IV e l'inizio del V secolo d.C. Efrem espone la sua idea secondo cui il corpo verginale di Maria non subì corruzione dopo la morte.

Sempre a questo periodo risale l'asserzione di Timoteo di Gerusalemme che esprime l'idea che la Vergine sarebbe rimasta immortale.E' soltanto alla fine del V secolo che gli apocrifi parlano dell'assunzione della Madonna.

STILE

L'Assunta di Lungavilla è trasportata in cielo da cinque puttini. Dall'alto un bagliore piove sugli astanti mettendo in risalto il volto esangue di Maria.

I lineamenti sono dipinti finemente:
il naso, le labbra e il mento appaiono aggraziati nonostante la figura massiccia, esaltata da un fascio luminoso, che incide sul ginocchio e sul viso dell'angelo sottostante. La composizione è ritmata dal contrasto luce ombra e dai putti che si alternano in un gioco di posizioni opposte.

Il movimento da destra verso sinistra è seguito dal manto, che, sciogliendosi, svela il capo della Vergine e il fondo luminoso, accentuando la profondità già ottenuta tramite la trasversalità del putto che regge il braccio destro di Maria.

Nonostante la presenza di lesioni e di lacune dovute alla caduta di colore, nonostante gli annerimenti abbiano offuscato la brillantezza originaria dell'opera, possiamo notare che nel dipinto ci sono due differenti tecniche.

Innanzitutto l'autore per creare la rappresentazione si è avvalso del disegno, che è la trama visibile dell'immagine costruita. Infatti, osservando il braccio destro, si nota che la manica della veste così come le lunghe dita presentano contorni ben definiti e netti, maniera caratterizzante gran parte della tela.

In questo può essere paragonato ai Carracci, grandi protagonisti del primo Seicento insieme a Caravaggio, che invece si distingue per la sua arte di creare dall'abile combinazione di luce e colore.

Come ho già detto la tela dell'Assunta è stata donata da don Giovanni Lauzi de Rho nel 1877. Don Giovanni ricoprì cariche importanti tra cui la presidenza della Giunta Liquidatrice dell'Asse Ecclesiastico in Roma e quella di

Consultore per la sezione di pittura e scultura della Commissione consultiva di belle arti per la provincia di Pavia.

Il soffermarsi nuovamente sulla figura del nostro donatore ha il compito di mettere in rilievo la sua competenza in campo artistico e di prendere in considerazione le svariate combinazioni che possono averlo portato davanti ad un quadro d'autore e persino a deciderne la sorte, la destinazione.

Giovanni Lauzi, inoltre, è stata una figura importantissima per Lungavilla e, a mio giudizio, ha voluto ricordare le sue origini e il suo appartenere a questo territorio donando un qualcosa di importante; ma l'importanza di questo quadro, e sono sicura che è stato il suo primo pensiero appena lo ha visto, non è riposto solo nel suo valore artistico, ma anche in quello che rappresenta: l'Assunzione della Vergine Maria.

Maria Assunta, infatti, non è solo una ricorrenza religiosa, per i lungavillesi è molto di più: nel 1836 mentre il colera dilagava nel paese e decimava la popolazione, l'allora parroco Bellingeri prese in mano la situazione dando forza alla comunità, ormai senza speranza, pregando la Vergine Maria affinché aiutasse Calcababio ad uscire da quel momento difficile.

Erano gli ultimi tre giorni dell'ottava di S. Maria Assunta, quando don Bellingeri indisse un triduo di preghiera; da quel giorno le morti cessarono e gli abitanti onorano ogni anno la promessa fatta alla Madre della Chiesa di renderle omaggio ogni 22 di agosto in perpetuo.

Quindi, secondo me, il quadro può essere considerato il simbolo del superamento di una situazione critica della comunità di Lungavilla.

Ritornando al quadro si può concludere che a livello stilistico ci sono validi elementi che avallano l'ipotesi che si tratti di una delle opere collocabili nella prima produzione di Giulio Cesare Procaccini, ma solo un restauro potrebbe dare un ulteriore garanzia; per quanto riguarda l'iconografia l'opera si distingue per la rarità di interpretazione del soggetto.


Giusy Guaia
 

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